È rimbalzata sulle pagine di tutti i giornali, la notizia insolita dell’acquisto collettivo di un quadro di Picasso.

Si tratta di “Buste de mousquetaire”, olio su tela 58×25 cm, datato 1964 e attribuito, senza ombra di dubbio, al genio andaluso, con riferimento a quel filone di ritrattistica, cui lavorò, a seguito del primo conflitto bellico, sperimentando forme massicce e pregnanti, ormai estranee alla frammentazione cubista. L’opera raffigura, per l’appunto, il busto di un moschettiere, testimone autentico delle prime forme di belligeranza moderne, oltre che oggetto di ispirazione per la penna eccelsa di Alexandre Dumas, autore de “I tre moschettieri”.

Proprio la celebre massima di Dumas “tutti per uno, uno per tutti” , pronunciata dai tre moschettieri all’incrocio unisono delle spade, sembra aver dettato l’iniziativa di “sharing economy” che ha condotto 25 mila internauti ad “incrociare” in rete i propri interessi artistici ed acquistare la tela, scongiurandone la privatizzazione e favorendone altresì, la fruizione pubblica.

Ancora una volta l’opera di Picasso è esposta, dunque, ad un processo di “frammentazione”, in questo caso, però, la partizione ha una ragione puramente economica e passa per l’ambizione di individui dotati sì di grande sensibilità, ma anche e soprattutto di una visione lungimirante ed avanguardista.

L’acquisto di un’opera d’arte, infatti, è un investimento a tutti gli effetti e, monitorato a lungo termine, potrebbe generare un plus-valore non indifferente; la gestione dell’opera avverrà naturalmente in una prospettiva comunitaria e ogni introito sarà equamente ripartito tra gli azionisti, così come ogni decisione sarà frutto di approvazione unanime.

Galeotta fu la piazza virtuale di QoQa, una piattaforma svizzera di vendita online, già nota per le sue originali campagne promozionali. È sorprendente, infatti, pensare che accanto a cianfrusaglie di ogni tipo, gli utenti di QoQa abbiano potuto concorrere all’acquisto di un Picasso autentico e aggiudicarsene una parte, alla modica cifra di 50 franchi (42 euro), a fronte dei 2 milioni di franchi (1,7 milioni di euro) totali.

La piattaforma non ha reso noto il prezzo originale della tela, pur assicurandone l’accertata paternità picassiana, ma ha inteso presentare l’iniziativa come un tentativo di “democratizzare l’arte” , liberandola dai luoghi “bui e chiusi” convenzionalmente preposti alla sua fruizione e consegnandola alla mercé di quel pubblico che, sebbene nutra una spiccata passione artistica, non possiede la disponibilità liquida utile per poter partecipare ad un’asta.

La risposta è andata ben oltre le aspettative e il Mousquetaire è stato vivisezionato in poco meno di 72 ore. Il caso è un esempio lampante di “condivisione produttiva” , di come, quindi, la creazione fisica e telematica di una rete, generi aggregazione e corrobori sentimenti di reciproca fiducia, offrendo, al contempo, la possibilità esclusiva di beneficiare di beni ai più inaccessibili, ammortizzandone le spese d’acquisto e suddividendone gli utili.